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tenia.it
intervista ai tenia
pubblicata in data 06/03/2007 su Smemoranda.it


Consigli a un giovane musicante...
Due chiacchiere tramite posta elettronica con i Tenia...

Dici Tenia e pensi a quel parassita che può vivere nello stomaco di uomini e animali. Un mio amico grassottello stava pensando di comprarne su Internet un paio, giusto per buttare giù qualche chilo. Non credo l’abbia fatto, o forse sì (non lo vedo da parecchi mesi, e adesso che ci penso la cosa è preoccupante), ma credo avrebbe fatto meglio a prendere questo ep autoprodotto da una giovane band di buone speranze, i Tenia per l’appunto.

Il loro Bianco per sottrazione, nero per composizione non è un prodotto dietetico, intendiamoci, ma è capace d’insediarsi in qualche recondita parte del corpo umano (orecchie, cervello, forse anche la pancia) e non lasciarla più. Chitarra (tre chitarre), basso e batteria, una voce incazzata (a volte più calma) e rimandi al meglio del rock cantato in italiano: in primis CCCP/CSI e Santo Niente (non solo per la voce di Umberto Palazzo nel terzo pezzo), ma pure Marlene Kuntz e Afterhours. Ottime influenze, per un ottimo ep con un'unica pecca: ha solo tre canzoni. Per capire il perché di un prodotto così anomalo mi è sembrato doveroso proporre ai Tenia le mie solite domande tramite posta elettronica. Molto gentilmente hanno accettato di rispondere tutti e cinque, spartendosi le domande da bravi fratelli di musica. Questi sono i loro consigli a dei giovani musicanti riguardo…

SCRIVERE UNA CANZONE
Come nasce un vostro pezzo? Pensate prima alla musica e poi al testo o succede il contrario? Scrivere è terapeutico?
Alessio
: Non c’è uno schema predefinito. Ciascuno entra nella genesi del pezzo con pari impegno e valore. Il brano prende vita da sé come prodotto del tempo da noi impiegato in sala prove.
Alessandro: A volte Alessio viene in sala prove con uno stralcio di testo o qualche accordo. Altre volte partiamo dalla base ritmica, o addirittura dal titolo. A volte sembra facile e il pezzo viene su in pochissimo tempo. Altre volte il pezzo ha bisogno di restare in “incubatrice” anche per mesi fino a quando il gioco delle parti non ci convince appieno. Altre volte l’idea di fondo non ci soddisfa e il pezzo, anche dopo molto lavoro, viene semplicemente bocciato. Una volta definito lo scheletro del pezzo si lavora poi di fino rifinendo le dinamiche, la struttura, il testo ecc.
Giuseppe: L’idea di base è sempre accompagnata da un’esigenza di fondo: quella di comprendere se si tratta di una BUONA idea. E questo discorso ci porta all’arrangiamento dei nostri pezzi, alla passione con la quale lavoriamo tutt’insieme a quell’idea, per trasformarla in qualcosa di bello da ascoltare, o, più semplicemente, in qualcosa che ci regali un’emozione mentre suoniamo. In questo senso, sì, è terapeutico per noi scrivere canzoni.

AUTOPRODUZIONI
Siete nati circa otto anni fa. Da allora ogni anno avete autoprodotto un cd (saltando solo il 2002). Cd con 3/5 pezzi. È una scelta molto originale. Qualcuno potrebbe chiedervi perché non siete usciti con 1/2 cd più lunghi? Dietro queste scelte c’è un’orgogliosa idea di produzione autarchica?
Alessio
: L’idea alla base del progetto tenia è indie come indipendenza. Un concetto forte da noi interpretato in maniera piuttosto radicale: curiamo ogni aspetto del lavoro. Ogni lavoro ha il suo equilibrio, il suo inizio e la sua fine. La sua dimensione e il suo peso.
Giuseppe: Orgoglio è una parola grossa. Direi che c’è la volontà di non scoprire tutte le proprie carte, di lasciare volutamente in quelle persone che ascoltano i nostri lavori un senso d’incompiutezza, perché essi s’interessino ancora a noi l’anno prossimo, e quello dopo ancora…

LA POLITICA
Bush jr passerà alla storia, oltre che per le sue vergognose guerre, anche per aver ispirato un sacco di buoni musicisti: dal Boss ai Pearl Jam a Neil Young, solo per citare i primi che mi vengono in mente. C’è un modo diretto di parlare di politica, uno più sottile, oppure si può ignorarla del tutto. Voi come vi ponete con l’argomento? Come porsi da giovani musicanti di fronte ad essa?
Alessio
: Come persona sono vittima del mio tempo. E’ deprimente avere poca “libertà” ma è così che mi sento. Il modo migliore per parlare di politica è non parlarne.
Gianluca: La politica è tutto ciò che ci circonda, tutti quelli che esprimono le proprie idee fanno politica. L’importante quando si fa musica è cercare di trasmettere sensazioni, senza mai avere secondi fini.
Antonio: La musica veicola emozioni e non va strumentalizzata. Non ho simpatia per chi ne fa una merce da supermercato o una bandiera.
Giuseppe: ... rispettiamo tutti coloro che si impegnano in un discorso politica con la propria musica. A volte, però, ho come l’impressione che il confine tra esporre la propria opinione sulle cose non differisca troppo dal fare demagogia facile…

I CONCERTI
Vi piace suonare dal vivo? Oppure vi sentite più una band da studio? Per chi è agli inizi quali sono gli ostacoli più difficili da superare in ambito live? In Italia si riesce a suonare bene?
Giuseppe
: Mi astengo perché probabilmente mi impelagherei in discorsi troppo polemici circa l’inadeguatezza dei posti, di chi organizza e sulla generale mancanza di professionalità di chi sta dietro un mixer. Quindi passo.
Alessandro: Ci piace molto fare dischi. È un aspetto per me fondamentale del discorso tenia: è un momento intimista, di crescita, di confronto, di proliferare di idee. Il nostro curare ogni aspetto, inoltre, ci costringe a continui scontri e raffronti ma ci permette di veder crescere il nostro lavoro come una piccola opera d’arte a cui lavoriamo in connubio. D’altro canto, ci piace suonare dal vivo, è un’esperienza ricca di momenti adrenalinici, tempi morti, nuovi posti, nuovi ascolti, nuovi confronti. Tutto il lavoro che facciamo in sala prove per migliorare il nostro modo di suonare altrimenti avrebbe senso solo a metà. Purtroppo non sempre le condizioni live sono delle migliori e spesso ci troviamo a far fronte ad un forte senso di frustrazione...
Antonio: I nostri pezzi hanno un equilibrio critico tra le varie parti strumentali che deve essere mantenuto e credo si contino sulle dita di una mano le volte in cui siamo riusciti a suonare dal vivo riuscendo a rendere davvero quello che volevamo. Quando tutto funziona è davvero bello!

CONTATTI
Quali sono i rapporti con gli altri musicisti della scena indipendente italica? Avete difficoltà ad avere contatti, provenendo da una realtà geografica lontana dai grandi centri, com’è la vostra Benevento, oppure stare lontani dal centro può essere positivo?
Alessio
: Non è la difficoltà ad avere contatti quanto ad individuare proprio una scena. O meglio forse sono le cosiddette ‘scene’ a limare i confini. Noi non apparteniamo a nessuna scena, credo sia per questo che siamo un po’ reietti e sconsiderati. Stare lontani dalle grandi città è positivo per attivare un processo di sprovincializzazione. Trovo in ogni caso un po’ tutta la realtà italiana “provinciale” e poco aperta al “nuovo”.
Giuseppe: È tutto funzionale all’impegno che si mette nel fare le cose. Riguardo ai tenia posso dire che non abbiamo mai avuto grosse difficoltà a creare e mantenere buoni rapporti con altri musicisti. Il problema semmai è quello di creare un discorso di collaborazione attiva con altre persone, ma è un problema dovuto esclusivamente ai numerosi impegni professionali e familiari che ognuno di noi 5 deve affrontare giorno per giorno.

INTERNET
La Rete delle Reti è un buon strumento per farsi conoscere. Come utilizzarla al meglio? Come la utilizzate voi? I Four Day Hombre hanno cercato e trovato in Internet dei finanziatori per produrre il loro disco. Potrebbe essere una strada da seguire anche da giovani musicanti di casa nostra?
Alessandro
: Adesso Internet così come l’idea di gruppo indipendente è di gran moda. Non a caso si sente sempre più spesso la frase “scoperto/a dal grande produttore perchè aveva messo in condivisione su questo o quell’altro portale alcune canzoni o il proprio video” oppure “hanno registrato nella loro sala prove in assoluta indipendenza il loro disco” riferito a gruppi o cantanti con grandissime produzioni e promozioni alle spalle. Credo che oramai la musica, soprattutto in Italia, sia scissa in 2 grandi canali: uno ufficiale che è quello fatto dalle major e dalle grandi/medie produzioni ovvero quello delle radio e dei canali musicali di grande ascolto ovvero quello dove girano i grandi soldoni. E uno assolutamente ufficioso che è il grande calderone di Internet che a causa della sua assoluta mancanza di alcun tipo di filtro mette a disposizione un panorama di ascoltatori praticamente infinito sia a gruppi che possono essere estremamente validi che a gruppi di scarso o nessun valore. Il grosso problema per i giovani “speranzosi“ è che difficilmente i due canali trovano punti di incontro e sempre meno le major sono disposte ad investire o fare scommesse su giovani gruppi che si allontanino dall’idea di un bel prodotto preconfezionato. Il problema è che ormai la musica “ufficiale” è soprattutto un marketing, con tanto di scelte estetiche e artistiche mirate al target o alla fascia dei consumatori disposti a spendere di più. Per quanto riguarda il nostro discorso specifico noi abbiamo deciso per un’idea alquanto autarchica: abbiamo scelto di non avere produzioni alle spalle, di renderci indipendenti dalla SIAE (nei termini permessi dalla legge) e di autopromuovere la nostra musica. Unici canali che ci permettono tutto ciò ovviamente sono: Internet, le radio e le fanzine indipendenti, sempre più spesso esistenti solo sulla rete.

INFLUENZE
Quando parlano di voi citano Afterhours, Marlene Kuntz, Santo Niente? Sono riferimenti che effettivamente avete o vi sembra siano completamente campati in aria? In poche parole, che musica fate e quali sono le band più vicine a voi? Non necessariamente italiane…
Antonio
: Abbiamo gusti musicali ed influenze molto varie e questa è una grande risorsa in fase compositiva. Cerchiamo di non partire con un’idea preconcetta d’appartenenza a un genere ma di sviluppare le idee che abbiamo di volta in volta. Qualcuno “sente” nella nostra musica gli Afterhours, qualcun altro i Marlene Kuntz (ma non manca tra i recensori chi ci ha paragonato perfino agli Yes). In genere ognuno tende a giudicare secondo i propri parametri e a riconoscere la musica che ascolta.
Giuseppe: Sebbene i gruppi da te citati facciano parte del nostro background musicale, mi pare eccessivo, nonché estremamente riduttivo, da parte di sedicenti recensori, affiancarci SOLO a queste band. Il nostro sound è composto di mille altre sfaccettature che non vengono sempre colte, ed è facile per gli altri fare paragoni scontati. La verità è che ognuno di noi possiede un bagaglio musicale ampio e notevolmente diverso da quello degli altri componenti, tanto che quello che scriviamo è sempre una summa delle influenze, ma soprattutto dell’emotività e della passione, di ciascuno. E, a volte, può diventare addirittura difficile far quadrare in musica questi milioni di frammenti e di pezzetti di vita, ma a noi riesce abbastanza facile.
Luca: Tra l’altro credo che nessuno di noi 5 si sia mai ispirato agli Afterhours o ai Marlene Kuntz, in nessuna canzone. Poi i punti di contatto si possono trovare con centinaia di altri gruppi, ma questo è un altro discorso...
Alessio: Si è figli di ciò che si ascolta. Il problema è che spesso non si viene ascoltati.

LA PIU’ GRANDE TRUFFA DEL ROCK’N’ROLL
Chi è per voi la più grande truffa del rock’n’roll? Gianluca
: Qualcuno ha detto SIAE?
Giuseppe: Ovviamente i Tenia.

Dante "Watt" Natale

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