recensione dell'ep bianco per sottrazione, nero per composizione
pubblicata in data 04/12/2006 sul sito Sentireascoltare.com
- online Music Magazine
We
Are Demo
di
Stefano Solventi
Dicembre
2006
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Ok, non si reggono quasi più tutti questi figliocci più o meno legittimi della coppia Agnelli-Godano. I Tenia, quintetto campano, rientrano nella categoria, eppure resisto alla tentazione di volarli nel cestino e rimango attaccato al loro Bianco per sottrazione, nero per composizione. A quel ghigno metropolitano, alle brume texacide, a quell'inquietudine capace di spigoli e languore, in trepida e instabile soluzione. Gli Afterhours e i Marlene Kuntz, dicevamo, proprio quell'asprezza cruda e teatrale (tanto nella sostanza dei testi che nella forma dell'interpretazione), ma nella cavalcata acida e scorbutica di La stasi s'avverte anche la lezione immarcescibile dei Gun Club, più qualche altra cosuccia, tipo quel repentino cambio di marcia nel finale che mette sul piatto una certa consapevolezza dei mezzi e una giù buona personalità. E' un vizio, perché un po' tutta Nessun ritorno è pervasa da questo senso di carte sbaragliate, con gli improvvisi turgori hard-blues, gli spaesa(n)ti intermezzi funk-jazz, un derapage sospeso con recitato fosco (è Umberto Palazzo dei Santo Niente) che manda gli Afghan Whigs a far comunella con certo prog. E gli improvvisi spurghi noise che prendono a sberle l'ebbrezza sgualcita vagamente Moltheni di Aikido, tra percussioni tumide e volatili, con la chitarra che scava solchi asprigni. Insomma, questi ragazzi sono immediatamente riconducibili a qualcos’altro, però fanno capire di avere numeri (tra amici avrei detto: le palle) per portarsi avanti il lavoro con una certa personalità. (6.9/10)
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