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intervista ai tenia
pubblicata in data 29/09/2005 per Le Vie della Musica sul quotidiano Il Sannio


Aria d'autunno, dossi artificiali e misterioso post rock: i tenia
Il giovane quintetto beneventano di nuovo in studio dopo un’estate impegnata dal vivo
di Donato Zoppo

E ci fu un “dopo”. Il “prima”implose e il rock divenne dilatato, rarefatto, fluttuante. Blues marcio e psichedelia aerea, ritmi sghembi e taglienti tra echi dub e punzecchiature elettroniche, melodie sotterranee che esplodono, crescendo apocalittici e lirismo bucolico. La Chicago di Tortoise, Sea And Cake e Gastr Del Sol, l’Italia di Giardini Di Mirò, Uzeda e Santo Niente, gli Ulan Bator a cavallo tra le Alpi, la Scozia rumorosa dei Mogwai. Benevento ospita una giovane band in linea con i suoni del post rock internazionale, trionfo di chitarre intrecciate e sbriciolate, testi visionari e la comunicatività della forma-canzone, inseguendo nomi più popolari come Afterhours e Marlene Kuntz: i tenia nel 2005 hanno pubblicato il nuovo promo-cd “Pareti di lana”, noi li incontriamo in studio, al termine di un giro che li ha portati sui palchi dell'estate rock appena conclusa.

Nel 2004 avete vinto lo Zoster Rock Festival di Paternopoli, quest’anno avete partecipato a numerose rassegne rock (Cave Rock a Grottaminarda, Surte Rock a S. Martino Sannita, Rock Jam a Cervinara, Laceno Rock a Bagnoli Irpino e tante altre): che impressione avete di questi raduni locali?

Alessandro: La nostra attività live è praticamente iniziata e cresciuta in questi raduni. Non teniamo molti concerti, sia per motivi dettati dal tempo e dagli impegni che per motivi di “poco spazio”. Di conseguenza queste piccole occasioni diventano per noi grandi occasioni.
Alessio: Sono un bellissimo modo che abbiamo per farci conoscere. Per far conoscere il nostro modo di suonare e di intendere la musica. Ai festival incontri da gente che ascolta di tutto a persone che si trovano lì per caso e a cui non interessa per nulla la scena musicale underground. Raccogliere pareri, complimenti e critiche da tutte queste persone ci da parecchia soddisfazione.
Antonio: A volte questi raduni sono una occasione per crescere artisticamente, per maturare esperienza di palco, per conoscere altri musicisti e per diffondere la proprio musica e divertirsi. Altre volte ci si imbatte in palcoscenici inadeguati, fonici disinteressati, strumentazione carente e organizzazione a dir poco approssimativa. Le istituzioni generalmente snobbano la musica rock e ad organizzare qualcosa sono giocoforza gruppi di ragazzi, motivati ma privi di mezzi, oppure i vari venditori di birra&salsiccia, con più mezzi, ma totalmente impreparati. Insomma in genere queste rassegne prevale l’entusiasmo sulla qualità organizzativa, con qualche lodevole eccezione.

Siete stati di recente anche a Bologna: che differenze avete percepito tra la realtà settentrionale e quella sannita?

Alessio: L'impressione ricevuta è di forte interesse. Persone che sono davvero presenti e ascoltano quello che hai da proporre. Suonare 'fuori' poi da sensazioni molto amplificate. Persino il rumore di massa degli amplificatori suona diverso.
Gianluca: Indubbiamente siamo tutti rimasti molto colpiti dall’esperienza a Bologna. Lì l’atmosfera che circonda la musica è decisamente diversa dalla nostra, sembra che tutti abbiano qualcosa di interessante da proporre e siano disposti ad ascoltarti, c’è proprio un clima diverso…

Spesso si parla di “scena”: quella del grunge di Seattle, il rock italiano di Catania o Torino, la scena post rock di Chicago. Scena è solo un insieme di musicisti o c'è qualcosa in più?

Alessandro: Personalmente non credo che scena si possa definire un mood o un clima che pervada una particolare zona e che permetta o costringa i gruppi a crescere o maturare in un particolar modo. Scena però non è neanche un mero insieme di musicisti. Dietro le scene ci sono collettivi, persone che hanno percorso o che percorrono la stessa strada e che sono disposte a condividere esperienze.
Alessio: La scena è un insieme di musicisti che si sbatte per la stessa. Che fa esistere una passione comune a più persone sotto punti di vista diversi. Poi la critica può parlare di scena di Seattle, Catania o Torino quando qualcosa che emerge da tutto crea un marchio, un’ etichetta, un modo di suonare che diventa scuola o punto di partenza e ispirazione per altri appassionati, ma forse quella è un'altra cosa.
Antonio: Seattle ha un’area metropolitana con quattro milioni di abitanti, avrà duecento gruppi che suonano Grunge, duecento che suonano Death Metal e così via (contro i circa venti gruppi, di cui dieci “no cover band”, che ha Benevento tra tutti i generi musicali). Se uno di questi gruppi “sfonda”, automaticamente brillano di luce riflessa tutti gli altri. Se vogliamo più per un fenomeno mediatico che per altro, per “simpatia”, per la crescente attenzione dell’opinione pubblica, per ragioni di marketing.

Benevento può considerarsi una scena?

Alessio: Non saprei, azzarderei che manca qualcosa, la comunicazione tra i vari gruppi emergenti prima di tutto. Forse è tutto un po' troppo immerso in un agonismo / antagonismo molto spesso inutile.
Giuseppe: Io sono convinto che non si possa affatto parlare di una scena: al di là dell’agonismo/antagonismo, manca una coerenza, una omogeneità nel discorso musicale, soprattutto a livello di longevità di una band. A Benevento piccole giovani band si creano e si sfaldano in pochi mesi, o nel peggiore dei casi in poche settimane, e questo mina pesantemente la possibilità di creare qualche realtà interessante.
Antonio: C’è un pregiudizio diffuso che chi suona a Benevento si trova a fronteggiare: chi fa musica sua (specialmente in ambito rock) e si propone in giro è guardato con scetticismo e diffidenza, considerato generalmente alla stregua di un perdigiorno o un praticone, privo della benché minima dignità artistica. Buona parte di ciò è retaggio della cultura musicale accademica e miope che è promossa, diffusa e strenuamente difesa a livello istituzionale in questa città. Confesso che spesso la sensazione che abbiamo è quella della voce che grida nel deserto.
Alessandro: Benevento è una città abituata a vedere le cose sempre allo stesso modo e priva della lungimiranza che ti permette di guardare al nuovo. Qui i musicisti certo non mancano, quello che credo sia sbagliato è il clima che circonda la musica.

Cosa si potrebbe fare per sostenere i giovani gruppi rock beneventani?

Alessandro: Vetrine più grandi e che magari affaccino sul mondo esterno: la musica non comincia e finisce con Benevento.
Antonio: E’ il solito problema degli spazi: gli unici posti per suonare sono i pochi pub, solitamente gestiti da proprietari disinteressati o per i quali la musica dal vivo è un male necessario per portare un po’ di gente di tanto in tanto o peggio per i quali fare musica dal vivo significa far suonare l’amico, il parente o “i soliti noti” in varie combinazioni e permutazioni diverse. Benevento sconta il suo essere una piccola cittadina impermeabile al resto del mondo.
Gianluca: Considerando anche il rovescio della medaglia, non dimentichiamo che d’altra parte anche noi gruppi potremmo unirci a formare un collettivo o un circuito musicale come ce ne sono in altre città.

Un commento dei tenia sui vostri lavori:

Giuseppe: Singolarmente e soprattutto visti nel loro insieme rappresentano molto bene il concetto e l’ideologia (a prescindere dal discorso strettamente musicale) che sta alla base del progetto tenia: parlo dell’autoproduzione relativa ad ogni singolo aspetto del discorso musicale dalla insonorizzazione del locale, alla microfonazione, alle registrazioni, alla relativa postproduzione, fino alla grafica delle copertine, del sito e delle locandine.
Antonio: Dal punto di vista tecnico nel corso del tempo abbiamo avuto a disposizione una strumentazione via via superiore, per cui sulla qualità dei suoni e delle registrazioni c’è un trend crescente chiaramente avvertibile. Non lo stesso dal punto di vista artistico, nel senso che riteniamo i primi pezzi composti pienamente validi e che il cambio formazione abbia solo aggiunto ulteriori influenze al nostro sound, completandolo ed integrandosi in quanto precedentemente esistente. In ogni caso tutti i dettagli tecnici sono disponibili on line sul nostro sito www.tenia.it.
Alessandro: Abbiamo scelto la linea di pubblicare ogni informazione tecnica che potesse essere di un qualche interesse anche per mostrare il nostro modo di crescere come gruppo indie. Per quanto riguarda la pubblicazione dei lavori gratuiti su internet, abbiamo fatto una scelta di linea da seguire: internet come vetrina! in quest’ottica lavori come “meglio di no.” E soprattutto “pareti di lana”sono stati concepiti proprio quali promo digitali.

“Demo” (2001):

Alessio: Non ricordo la causa scatenante. Allora eravamo poco piu' del nucleo originale e registrammo tre pezzi. Due di questi fanno parte anche dei pezzi che suoniamo nei nostri live, inane e reticolo di sensi.
Alessandro: è la nostra prima esperienza di registrazione in proprio e manca di sezione ritmica. Ovviamente non è stato pubblicato perché non è stato concepito come biglietto di presentazione ma più come esperimento (come dice il nome stesso una demo).

“La felicità è il mio disappunto” (2003):

Alessio: E' una delle nostre cose più cervellotiche, molti 'esperimenti' nei suoni e negli arrangiamenti. E' un lavoro un po' monotematico, nei testi percorre vie allusive e rassegnate che adesso non percorriamo più alla stessa maniera, manca volutamente la rabbia e c'è solo una sorta di lieve accettazione.

“Meglio di no” (2004):

Alessio: E' un po' la realizzazione di qualcosa che volevamo fare. Farci sentire, per quello che siamo. Il tutto è permeato da un atmosfera garage ed è più che evidente il legame con il passato. I nuovi componenti del gruppo chiudono il cerchio tutt'intorno e questo è tutto quello che volevamo.
Alessandro: Concepito come album live, ha introdotto per noi un nuovo modo di registrare: la presa diretta. Ovviamente questo presenta notevoli problemi tecnici, oltre che una qualità di suono limitata e comporta uno stress in fase di registrazione non indifferente. D’altro canto però è come se riuscisse a cogliere quello che siamo quando suoniamo tutti insieme. Gianluca: E’ il primo lavoro fatto con la formazione definitiva. E’una registrazione live che abbiamo fatto in sala prove dopo pochi mesi che suonavamo insieme, ma ha reso subito un’idea di ciò che avevamo in mente. Lo scopo credo fosse questo.

“Pareti di lana” (2005):

Alessio: I tre brani che compongono il promo sono pezzi recenti e pezzi più 'vecchi' del nostro repertorio. Il tutto è permeato da una rabbia latente e le sensazioni di laconica demotivazione create dal disco sono 'quasi' le stesse che sentiamo suonando i pezzi durante i nostri live.
Giuseppe: Rispetto al lavoro precedente, composizioni che cambiano e diventano più taglienti, dissonanti e ritmicamente elaborate. Ci è valso la selezione per la compilation di Music Village che uscirà a breve, e ne siamo molto orgogliosi.
Gianluca: Anche questa è stata una registrazione live ma indubbiamente è un lavoro molto più maturo dei precedenti, sia per quanto riguarda il songwriting e l’esecuzione, che per quel che riguarda la registrazione, dato che ci siamo sbattuti parecchio per far uscire un suono presentabile.

Nel 2004 avete collaborato al documentario “Albano Paolinelli - oltre l'apparenza”, con la regia di Matteo Di Simone: parlateci di questa esperienza.

Antonio: E' stata un'occasione per metterci alla prova in un altro campo: il commento alle immagini. Matteo Di Simone, fratello del cantante, che ha collaborato con artisti quali Moltheni, Marta sui tubi e Vega’s (questi ultimi hanno suonato la scorsa stagione a Benevento all’Hortus Conclusus) ci ha dato completa libertà nella gestione del lavoro e nei contenuti artistici. Il tutto è risultato in un lavoro divertente e stimolante, che ci ha permesso di dare sfogo alla nostra componente più psichedelica e visionaria senza essere ossessionati dalla struttura dei pezzi.

In che modo le altre arti (cinema, letteratura, pittura etc.) vi ispirano nella composizione?

Alessio: Le immagini scolpiscono sensazioni e momenti dentro le persone. Tutti restano in qualche maniera legati a qualcosa perché evoca in loro un'emozione o solo e semplicemente il ricordo della stessa. Tutti i treni che non abbiamo mai preso, titolo di un nostro brano è anche il titolo di un racconto di Lansdale ad esempio.

Il vostro repertorio è originale dagli inizi poiché avete evitato le cover: una casualità o è una scelta di campo voluta?

Alessandro: Senza dubbio una scelta di campo! Abbiamo sempre associato l’idea di suonare a quella, oltre che di divertirci, di dire qualcosa di nostro. In quest’ottica le pochissime cover che presentiamo sono sempre riviste in una luce del tutto nostra.
Alessio: Volutamente ed in maniera naturale abbiamo iniziato a costruire i nostri pezzi mettendoci ognuno del proprio e senza imporsi regole in limitazione. Abbiamo qualcosa da raccontare, l'esigenza di farlo. Questo è la nostra musica, questo siamo noi.

L’anomalia delle tre chitarre: diteci tutto.

Alessio: Il nodo centrale, cui convergono le nostre idee è il non porsi limitazioni, le tre chitarre non sono state una scelta volutamente ricercata, anche se potrebbero sembrare una caratteristica fondamentale della band. Non penso e non credo che il nostro percorso musicale possa concludersi qui, piuttosto è un punto di partenza. L'uso degli strumenti e di quali strumenti utilizziamo e / o utilizzeremo è solo subordinato ai pezzi che vogliamo e/o vorremo suonare, al suono o al discorso che sentiamo di voler fare in quel momento. Non rifuggiamo l'inserimento o l'utilizzo di altre strade.
Antonio: Credo che la cosa che ci caratterizza sia la ricerca dell’equilibrio, la volontà ferma di evitare i manierismi da adolescente o da “musicista represso”, la volontà di creare qualcosa di armonioso e per quanto possibile completo. Le tre chitarre che convivono ne sono insieme la dimostrazione e la conseguenza.
Gianluca: Per quanto i nostri approcci individuali alla tecnica musicale possano essere eterogenei e divergenti, in sala prove si cerca di far convergere il tutto in un discorso unico quale entità “tenia”.

Suonate brani originali ma sicuramente avrete dei punti di riferimento. Ad esempio dal vivo avete dedicato un brano ai Karate di Geoff Farina.

Gianluca: Semplicemente in quel concerto sentivamo di rivolgere un ricordo ai Karate, una band geniale che si era sciolta pochi giorni prima.
Alessio: Ognuno è un po' di ciò che ascolta. Le nostre influenze sono tante e diverse. Stimolante è il fatto che non abbiamo punti in comune ed anzi nessuno di noi suonerebbe nella band ideale dell’altro.

Ci sono giovani gruppi di Benevento e dintorni che ritenete interessanti e volete segnalare?

Alessandro: Ci è capitato di incontrare o ascoltare nel beneventano, tra il piattume delle osannate cover band, alcune piccole realtà, come noi, interessanti. Purtroppo molto raramente siamo riusciti a stabilire un vero e proprio contatto (un’eccezione sono ad esempio i MicroB di Caserta, con cui abbiamo condiviso una serata al Centro Sociale), cosa che paradossalmente ci è risultata molto più facile con musicisti lontani come Umberto Palazzo o i Buen Retiro di Pescara e i Malvida della provincia di Torino.

Curate molto l'aspetto testuale: cosa vogliono comunicare i tenia?

Alessio: I testi raccontano brandelli di vita, esperienze vissute o anche solo immaginate. La musica ne veicola le retoriche, ne stabilisce le regole per una lettura individuale, ne rafforza i contorni e crea un po' di conforto o almeno ci prova.

Arte per l'arte o la musica deve veicolare un "messaggio"?

Alessio: Ritengo che il nostro discorso sia nel mezzo. Si fa arte, o si cerca di farla perchè se ne sente il bisogno. Involontariamente si racconta se stessi, involontariamente si veicola qualcosa.

Siete di nuovo in studio: un altro promo in arrivo oppure il salto verso un cd "ufficiale"?

Alessandro: In realtà la nostra intenzione è di realizzare un passo che sia intermedio. Non credo che siamo pronti per un cd ufficiale, ma non credo che ripeteremo passi già fatti in precedenza. Sarebbe come tornare indietro.
Giuseppe: Registreremo quello che sentiremo di registrare al momento, fosse anche un singolo!

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