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recensione dell'ep bianco per sottrazione, nero per composizione
pubblicata il 07/02/2007 sulla rubrica Talent Scout de Il Cibicida


tenia - bianco per sottrazione, nero per composizione

C’è un verme che sta dentro di noi. Che s’insinua, esplora il nostro intimo e, poi, diventa a tutti gli effetti parte di noi, del nostro malessere. E’ il verme Tenia, il verme solitario. Ed è il verme tenia che dà il nome all’omonimo progetto campano - di Benevento per la precisione - autore dell’ep Bianco per sottrazione, nero per composizione. Un disco rock, innanzi tutto. Un disco di chitarre, di cantato struggente, di sanguigna sostanza lirica. Certo si potrebbero fare i soliti accostamenti e rimandi, certo si potrebbero scomodare Agnelli o Moltheni, ma non ci sembra il caso se non fosse perché i Tenia, ne siamo certi, attireranno la critica una volta che ai tre brani La Stasi, Aikido, Nessun ritorno (Vanessa in fondo al mare) se ne aggiungeranno degli altri per un loro full length. Nel frattempo un brano come “Aikido” è una splendida sorpresa con un alternarsi, uno stop-and-go di chitarra, con piccole esplosioni strumentali poi frenate. Un brano di tormento che propone, da parte del vocalist Alessio Di Simone, un intenso parlato a là Mimì Clementi che trova poi conferma nella successiva “Nessun ritorno”, prodotta da un certo Umberto Palazzo e forse per questo così tanto Massimo Volume della prima ora. Per ulteriori informazioni visitate il loro sito web www.tenia.it ed il loro blog tenia-band.splinder.com.

di Riccardo Marra

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